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	<title>Corsi PNL</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>PNL, pecore e camminate sul fuoco</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 16:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Superare gli ostacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Le camminate sul fuoco e cose simili sono delle buffonate o servono davvero per il miglioramento personale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima o poi doveva capitare. Ed è successo. Proprio qualche giorno fa nove agenti immobiliari che partecipavano ad un corso di miglioramento aziendale, sono rimasti ustionati nella prova della &#8220;passeggiata sul fuoco&#8221;.</p>
<p>Ne parliamo in questo blog perché quella della passeggiata sul fuoco è una delle idiozie spettacolari che talvolta vengono utlizzate assieme alla PNL in corsi vari di miglioramneto professionale o personale. Non in corsi PNL veri e propri, ma in corsi che spesso hanno anche a che fare con la PNL.</p>
<p>E&#8217; giusto subito dire che la PNL in sé non prescrive alcuna passeggiata sul fuoco o idiozia simile. E&#8217; invece vero che offre delle tecniche per &#8220;replicare&#8221; il successo sperimentato in determinati contesti e per &#8220;trasferirlo&#8221; a contesti differenti e quindi ripeterlo.</p>
<p>Queste tecniche poggiano sia sull&#8217;impatto emotivo che il ricordo del successo sperimentato suscita nelle persone assieme alla voglia di riprovarlo, cosa che funziona da fattore motivante, sia sulla riproduzione di determinati schemi comportamentali che si sono dimostrati efficaci e il loro adattamento a situazioni in parte differenti.</p>
<p>La passeggiata sul fuoco, potrebbe di conseguenza essere considerata una situazione stressante e che incute paura, ma che viene poi alla fine affrontata nella maniera giusta. Per i partecipanti potrebbe quindi diventare una situazione in cui si è sperimentato un successo, che poi in futuro si potrà sperimentare nuovamente in situazioni diverse applicando i metodi di &#8220;trasferimento&#8221; della PNL. Si supera cioè la paura in un dato contesto e si impara a superarla anche in altri contesti.</p>
<p>Ma tornando alla passeggiata sul fuoco e ai poveracci che si sono ustionati, la questione essenziale riguardo alla PNL è che chi cammina sul fuoco generalmente non si accorge di una cosa fondamentale: in quella paseggiata invece di esere un individuo che va verso la libertà è una pecora che bela assieme alle altre.</p>
<p>Ed il motivo è che una messa in scena del genere, come altre buffonate di questo tipo, fonda gran parte della sua riuscita non su una presa di coscienza dei propri schemi cognitivi e comportamentali, del proprio modello insomma, per modificarli coscientemente e raggiungere un obbiettivo, quanto invece sull&#8217;onda emotiva collettiva di chi partecipa a corsi di questo tipo.</p>
<p>In molti di questi corsi infatti, un grande pastore (e cioè il motivatore, colui che tiene il corso), passo per passo porta le pecore che vi partecipano a sentirsi sempre più partecipi di un insieme di valori collettivi proposti dal pastore. Questa partecipazione diventa inconsciamente sempre più intensa, soprattutto sotto la spinta dell&#8217;eccitazione, del clima di euforia e di attesa, che viene instaurato.</p>
<p>Ed è proprio questa eccitazione collettiva, quasi mistica, assieme alla fiducia che il motivatore sa ispirare ai partecipanti, che poi induce alla camminata sul fuoco, che quindi diventa quasi una prova di appartenenza al gruppo dei partecipanti che credono in determinati valori. E&#8217; il gruppo che da il coraggio, non l&#8217;individuo.</p>
<p>E difatti l&#8217;unica cosa che davvero serve per camminare sul fuoco, non sono particolari preparativi più o meno colettivi o personali, ma il coraggio. E&#8217; risaputo infatti che le camminate sul fuoco che si fanno in questi corsi, non bruciano solo perché il legno e il carbone hanno una capacità di scambiare il calore molto bassa. Per bruciarsi cioè con del carbone anche caldo, bisogna mantenere il contatto per diverso tempo. Se invece del carbone vi fossero delle pietre, alla stessa temperatura, tutti si ustionrebbero, perché la pietra scambia il calore molto più velocemente.</p>
<p>Ma quanto di tutti questi meccanismi psicologici, i partecipanti sono coscienti, non necessariamente durante, ma almeno dopo la camminata? La coscienza di questi meccanismi dovrebbe infatti essere il presupposto per la comprensione delle proprie credenze e insieme di valori, in modo tale da utilizzarli e riprogrammarli adeguatamente. Quanto questo succede?</p>
<p>Questo passo sembra infatti essere essenziale per un passaggio da una motivazione estrinseca, e cioè il sentirsi appagati per il riconoscimento da parte di un grupo esterno, ad una motivazione intrinseca, in cui l&#8217;appagamento viene totalmente (o soprattutto) da sé stessi.</p>
<p>Perché ciò che la PNL promette, non sono metodi più o meno facili per eseguire azioni, magari particolari, ma in definitiva da pecora che segue le altre pecore.</p>
<p>Sono invece strategie efficai di riprogrammazione dell&#8217;inconscio (inteso in particolare come comportamenti e sistemi di credenze che agiscono più o meno automaticamente e a nostra insaputa) da parte della parte cosciente, che è quella che è consapevole di bisogni e desideri, o che perlomeno deve diventarlo, e che quindi si pone degli obbiettivi per soddisfarli.</p>
<p>Se la PNL deve essere un ponte verso la libertà, deve essere un ponte verso la libertà per se stessi, e non per delle pecore. Perché le pecore non sono libere.</p>
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		<title>La paura dell&#8217;insuccesso e i &#8220;piennellisti troppo pompati&#8221;</title>
		<link>http://www.corsipnl.eu/link/idee-consigli-e-avvertimenti/la-paura-dellinsuccesso-e-i-piennellisti-troppo-pompati/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 11:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee, consigli e avvertimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Preventivare l'insuccesso per riuscire a superarlo: una delle leve per un cambiamento efficace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://www.corsipnl.eu/cambiamento/superare-gli-ostacoli/pnl-paura-e-cambiamento/">questo articolo</a> parlavamo di uno degli ostacoli al cambiamento: la paura di non avere le risorse per attuarlo, che abbiamo visto, spesso nasconde la paura di essere messi di fronte ad un&#8217;insuccesso. Chi ha questa paura ha un io debole e lo difende evitando di provare a cambiare.</p>
<p>C&#8217;è però un&#8217;altro tipo di persone che in un certo senso soffrono del pensiero opposto: sono sicuri di avere successo sempre e in qualsiasi cosa. E&#8217; vero che uno degli assiomi della PNL è quello che <strong>tutti hanno già in sè le risorse per cambiare e raggiungere gli obbiettivi voluti</strong>.</p>
<p>Credere questo aiuta ad agire e a percorrere la strada che porta ad ottenere cio che si vuole. Ma questa, come quasi tutte le idee, non è assoluta,<strong> va presa cioé &#8220;cum grano salis&#8221;</strong>.</p>
<p>Succede invece a molti che iniziano ad occuparsi di miglioramento personale, ma succede addirittura in alcuni corsi PNL troppo pompati e poco seri, che si arrivi a credere di poter davvero ottenere (quasi) tutto. Alcuni sedicenti &#8220;piennellisti&#8221; provano infatti, magari in corsi di motivazione aziendale, a suggerire l&#8217;idea che &#8220;<strong>è impossibile non vincere</strong>&#8220;&#8230;</p>
<p><strong>Questa credenza, così come è, è invece piuttosto pericolosa</strong>. Può esserlo per diversi motivi. Ma lo è innanzitutto per il fine che ci interessa, cioé riuscire davvero a cambiare. E&#8217; pericolosa perché tende ad annullare la possibilità di considerare un eventuale fallimento.</p>
<p>Per alcuni, compresi alcuni &#8220;guru della PNL&#8221; da quattro soldi, sembrerebbe che l&#8217;insuccesso, il fallimento, fossero se non teoricamente impossibili, quantomeno in pratica impossibili. Non sono quindi da prendere in considerazione.</p>
<p>Ed è qui che sorgono i problemi. <strong>L&#8217;insuccesso va infatti preventivato sulla strada del cambiamento.</strong> Preventivare le difficoltà e i possibili insuccessi significa infatti <strong>preparare in anticipo delle strategie </strong>atte a correggere il tiro e a cambiare ciò che deve essere cambito, affinchè si possa continuare a percorrere la strada verso il successo, senza che lo stesso insuccesso si ripresenti.</p>
<p>Arrivare di fronte agli insuccessi, completamente non preparati, nudi e inermi, senza una strategia di &#8220;backup&#8221;, significa infatti doverne sopportare le conseguenze sia pratiche, sia emotive.</p>
<p>E sono quest&#8217;ultime non di rado che incidono in modo peggiore sulla possibilità di riprendere la strada. E questo perché sotto la stoccata dell&#8217;insuccesso le difficoltà che prima non si aveva voluto vedere sembrano adesso molto più grandi di quello che sono.</p>
<p>Prima le si vedeva così piccole da considerarle inesistenti, adesso le si vede così grandi da crederle insuperabili e definitive. In entrambi i casi non le si vede nella loro vera realtà.</p>
<p>Per questi motivi, <strong>un certo &#8220;pensiero positivo&#8221;</strong> che oggi va molto di moda, anche in certi corsi PNL poco seri, <strong>deve essere preso con le molle</strong>. E questo soprattutto da coloro che preferiscono non preventivare possibili insuccessi, perché il solo pensiero li spaventa a tal punto da preferire di considerarli inesistenti. Cosa che induce a sua volta a voler credere di &#8220;potere tutto&#8221; e infine a crederlo.</p>
<p>Sono infatti proprio questo tipo di persone che da un insuccesso riceveranno il colpo emotivo peggiore, che li metterà di fronte alla propria debolezza e alla propria incapacità ad adottare una strategia di backup per riprendere il cammino verso la realizazione dei propri obbiettivi.</p>
<p><strong>Coloro che credono davvero nelle proprie risorse</strong>, che hanno quindi fede in se stessi, credono non di riuscire sempre in tutto, ma <strong>di riuscire ad affrontare gli insuccessi e le reazioni della propria emotività</strong>, in modo da trasformarli in occasioni di apprendimento e di vero cambiamento, in pietre miliari sulla strada del successo.</p>
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		<title>PNL, paura e cambiamento</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Superare gli ostacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[La paura di non avere le risorse per cambiare e migliorarsi: come superare questo grande nemico del cambiamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti è mai successo di voler cambiare, per migliorarti in qualche tua abilità o caratteristica, di prendere la ferma decisione di farlo, ma alla fine di non riuscirci?</p>
<p>Perché non ci sei riuscito? Molto probabilmente ti sei scontrato con uno dei<strong> grandi nemici del cambiamento</strong>: la paura di cambiare, la paura di non riuscirci, l&#8217;assenza di vera motivazione.</p>
<p>Queste sono gli opposti delle tre leve del cambiamento: il coraggio di cambiare, la convinzione di avere le risorse per farlo, la spinta motivazionale, nata dal sapere che agendo per il cambiamento potrai soddisfare certi desideri e certi bisogni che senti come importanti.</p>
<p>Oggi parleremo della seconda leva del cambiamento: la convinzione di avere già le risosorse per attuarlo, e del suo contrario: la paura di non averle. Secondo la PNL,<strong> tutti hanno già dentro se stessi le risorse per intraprendere un processo di cambiamento</strong>. Quello che occorre sono invece degli stimoli, degli eventi esterni che le attivino.</p>
<p>Un evento esterno può essere qualcosa di tipo differente: dal seguire un corso PNL alla figura di un amico che ti fa da esempio per come agire in determinate situazioni e superare le difficoltà che ti separano dagli obbiettivi desiderati.</p>
<p>Ma la domanda essenziale a questo punto è: come riuscire ad acquisire la convinzione di avere le possibilità per cambiare?<strong> Come in altre parole avere fede in se stessi</strong>?</p>
<p>E&#8217; una domanda che se avesse un&#8217;unica risposta efficace in tutti i casi, risolverebbe il 90% dei problemi dell&#8217;uomo. In realtà la fiducia in se stessi, la fede nelle proprie risorse, talvolta e per alcuni non è semplice da ottenere.</p>
<p>Ma c&#8217;è una cosa, che se conosciuta e creduta ti darà almeno il 70% delle volte un buon 70% della fiducia che ti serve: il sapere che<strong> provare a cambiare e non riuscirci non è un fallimento definitivo</strong>.</p>
<p>Quello che infatti spesso blocca i tentativi di cambiamento non è tanto la paura di non avere le risorse per farlo, quanto quella di essere messi di fronte ad un possibile insuccesso. Ed è invece spesso proprio questa paura che blocca le risorse che ti permetterebbero di affrontare il cambiamento. E&#8217; il solito gatto che si morde la coda.</p>
<p>Una cura da questa paura, dalla paura dell&#8217;insuccesso, è quella di arrivare a capire che un insuccesso, non cambierà realmente quello che sei. <strong>Un insuccesso è solo</strong>, nella grande maggioranza dei casi, <strong>una tappa verso il successo</strong>. E&#8217; una tappa se riuscirai ad imparare da esso &#8220;cosa non fare&#8221;, come &#8220;non comportarti&#8221;, per riuscire a raggiungere i tuoi obbiettivi.</p>
<p>In realtà, chi ha una estrema paura degli insuccessi è qualcuno che ha un ego così debole che teme che il minimo soffio di vento lo possa buttare giù. Chi non accetta gli insuccessi è un debole. Un bambino che vuole vincere sempre.</p>
<p>Se infatti, come hanno fatto gli stessi fondatori della PNL,  Bandler e Grinder, si guarda alla vita delle persone di successo, di coloro che sono riusciti ad eccellere nei più diversi campi, si vedrà che in molti casi i loro successi sono stati preceduti da molti insuccessi.</p>
<p>In che modo queste persone sono poi riuscite a vincere? <strong>Hanno vinto perché non hanno considerato gli insuccessi come delle barriere definitive</strong> sulla strada verso i loro obbiettivi. Hanno &#8220;registrato l&#8217;insucesso&#8221;, hanno imparato qualcosa e poi &#8220;lo hanno dimenticato&#8221;. Non nel senso di non ricordarsenene davvero più ma nel senso di non permettergli di diventare un blocco emotivo sulla strada del successo finale.</p>
<p>Chi ha paura di non avere le risorse necessarie per cambiare, spesso ha quindi paura della propria debolezza. Non vuole credere di avere le risorse perché il crederci potrebbe esporlo ad un possibile insuccesso.</p>
<p>Chi crede in se stesso, sa già invece che l&#8217;insucesso è possibile, ma sa anche che un insuccesso passato è come una cicatrice sul corpo di un guerriero: c&#8217;é ma non fa più male, è anzi segno di coraggio, il coraggio di chi non ha avuto &#8220;tutto subito&#8221;, ma ha conquistato i propri successi e la propria libertà. Ed è in questo che è cambiato davvero.</p>
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		<title>Ottenere il cambiamento immaginandosi dall&#8217;interno.</title>
		<link>http://www.corsipnl.eu/cambiamento/tecniche-e-strategie/ottenere-il-cambiamento-immaginandosi-dallinterno/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecniche e strategie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ottenere il cambiamento con la PNL: ecco come e perché immaginarsi dall'interno è una tecnica efficace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai mai fortemente voluto cambiare un tuo comportamento senza però riuscirci? Prova a pensarci. Ad esempio puoi aver provato a smettere di fumare, oppure a smettere di arrabbiarti in certe circostanze, o magari a riuscire a parlare con un tuo superiore guardandolo tranquillamente negli occhi invece che sfuggire con il tuo sguardo verso terra o da qualche altra parte, per paura o timidezza.</p>
<p>Prova adesso a ricordarti come è che cercavi di procedere verso il tuo cambiamento. Come è che ti immaginavi la situazione in cui ti comportavi in amniera diversa? Come è che ti vedevi?</p>
<p>Bene, è molto probabile che ti immaginavi come se ti vedessi dall&#8217;esterno. Perché? Secondo la PNL è quello che di solito succede quando si immagina di assumere un comportamento che non si ha, o più in generale quando ci si immagina di essere in una situazione in cui non si è mai stati. In questi casi immaginiamo noi stessi dall&#8217;esterno, come se fossimo un&#8217;altra persona che ci guardasse.</p>
<p>Se ad esempio il tuo obbiettivo era quello di smettere di fumare, è molto probabile che hai immaginato di vederti magari di fronte a un pacchetto di sigarette, impassibile, non sfiorare neppure le sigarette. Tutto questo sempre e solo dall&#8217;esterno.</p>
<p>Sempre per la PNL, quando invece si immagina di avere un comportamento che si ha già o di essre in una situazione in cui si è già stati, le cose si invertono e l&#8217;immagine diventa quella di noi stessi che abbiamo quel comportamento o siamo in quella situazione vivendola dall&#8217;interno.<br />
In parole diverse quando abbiamo già vissuto qualcosa, la immaginiamo vivendola proprio in prima persona.</p>
<p>Questa particolarità del funzionamento della mente, riconosciuta per primo da Richard Bandler, uno dei due padri della PNL, è qualcosa che ha strettamente a che fare con il cambiamento.</p>
<p>Una delle cose infatti che Bandler scoprì è che se chi vuole cambiare un proprio comportamneto per assumerne un altro, riesce a immaginarsi in prima persona, dall&#8217;interno, mentre ha quel comportamneto, invece che dall&#8217;esterno, allora il verò cambiamento nella realtà si otterrà più facilemnte.</p>
<p>Immaginarsi dall&#8217;interno da infatti tra le altre cose una maggiore possibilità di impiegare nell&#8217;immaginazione tutti i sensi. Non ci vediamo semplicemente e basta. Ma possiamo invece anche immaginare di sentire ad esempio col tatto certe impressioni, o di percepire certi suoni.</p>
<p>Immaginarsi dall&#8217;interno ci immerge nella situazione, proprio come se essa fosse reale. In questo modo la mente viene programmata a reagire secondo il comportamento voluto quando ci troveremo effettivamente in quella situazione.</p>
<p>E&#8217; un modo quindi per esercitare la mente a comportarsi nella maniera voluta dandole una maggiore illusione di trovarsi nella situazione in cui prima o poi ci troveremo davvero. E non solo trovarcisi denro ma viverla così come realmente la vivremo quando ci troveremo realmente: in prima persona.</p>
<p>La mente, in questo modo, ha nell&#8217;immaginazione gli stessi stimoli che avrà poi nella realtà, e avendo risposto ad essi nell&#8217;immaginazione in nella maniera voluta, sarà portata a farlo anche nella realtà.</p>
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		<title>PNL: la strategia della scimmia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 15:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strategie efficaci]]></category>

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		<description><![CDATA[Come la PNL insegna a raggiungere i propri obbiettivi copiando le strategie delle persone di successo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A quale caratteristica sono normalmente accomunate nell&#8217;mmaginario collettivo le scimmie? Bene, la candidata principale è la &#8220;caratteristica di copiare il comportamento altrui&#8221;. Una scimmia copia il comportamento di un&#8217;altra scimmia e copia anche il comportamento degli uomini.</p>
<p>Perché? Dal suo lato lo fa perché si sente di farlo, ne prova piacere. Ma dal lato oggettivo, lo fa perché copiare il comportamento altrui è una delle strategie più utili per imparare comportamenti efficaci per il raggiungimento di certi obbiettivi. Anche se la scimmia lo fa generalmente in maniera inconsapevole. In questo non fa altro che adottare una strategia della specie che si è rivelata utile in senso evolutivo.</p>
<p>E non è strano che le scimmie siano gli animali più somiglianti all&#8217;uomo. Copiare il comportamento altrui è infatti segno di intelligenza sviluppata, che non si trova a livelli inferiori dell&#8217;evoluzione.</p>
<p>Si copia quindi, consciamente o inconsciamente, per acquisire strategie di comportamento atte a raggiungere determinati obbiettivi. E nel copiare l&#8217;uomo eccelle ovviamente rispetto a qualsiasi altro animale. L&#8217;uomo è il migliore a copiare, perché è anche il più intelligente ed evoluto.</p>
<p>Ma cosa ha a che fare tutto questo con la PNL? Ha che farci davvero tanto perché alla base della nascita della PNL, vi era proprio l&#8217;obbiettivo di copiare nel miglior modo possibile le strategie di comportamento delle persone che eccellevano in determinati campi per &#8220;trasferirle&#8221; ai soggetti &#8220;normali&#8221;.</p>
<p>Una delle promesse della PNL è infatti quella di riuscire ad insegnare efficaci strategie di comportamento per il ragiungimento di determinati obbiettivi in certi campi, mutuate (copiate) da chi in quei campi eccelle. La PNL è quindi in un certo senso &#8220;la tecnologia della copiatura&#8221; per eccellenza. Una copiatura fondata su basi razionali e che hanno dimostrato portare risultati tangibili.</p>
<p>Ed è proprio a questo carattere estremamente empirico della PNL, attento più ai risultati che ad astratte teorizzazioni, che si deve il suo successo nell&#8217;insegnare a raggiungere efficacemente gli obbiettivi che chi ad essa si rivolge si pone. Se ci sono risultati la PNL copia i metodi che sono stati usati per raggiungerli e li insegna. Punto.</p>
<p>Ed è davvero interessante che con le sue efficaci strategie di copiatura, la PNL riesca adirittura ad insegnare qualcosa che con il copiare sembrerebbe non avere nulla a che fare: &#8220;sviluppare la creatività&#8221;.</p>
<p>I metodi della PNL sono infatti così versatili e potenti che con essa riusciamo persino a copiare le strategie per essere creativi. E, come aggiunta ulteriore di interesse, la PNL ci insegna inoltre a copiare le strategie di creatività anche da noi stessi. Dai nostri passati successi in ambito di creatività. Con la PNL possiamo imparare a modellare noi stessi sulla base dei nostri passati comportamenti efficaci. Le scimmie hanno davvero tanto da invidiarci&#8230;</p>
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		<title>Creare la propria realtà: ovvero la formazione del modello</title>
		<link>http://www.corsipnl.eu/teoria-pnl/concetti-base/creare-la-propria-realta-ovvero-la-formazione-del-modello/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 13:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti base]]></category>
		<category><![CDATA[Intervenire sul modello]]></category>

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		<description><![CDATA[Verso il cambiamento: come si costruisce il modello e perché è importante saperlo per raggiungere i propri obbiettivi.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://www.corsipnl.eu/teoria-pnl/concetti-base/cambia-il-modello-per-raggiungere-i-tuoi-obbiettivi/">questo altro post</a> abbiamo parlato di come sia talvolta utile cambiare il proprio modello per raggiungere i propri obbiettivi. Un efficace cambiamento del modello parte però da una comprensione dei modelli non efficaci che si utilizzano. E questa a sua volta può essere favorita dal sapere come i modelli vengono creati.</p>
<p>Come è quindi che crei i tuoi modelli, e quindi dei tuoi insiemi di credenze che ti guidano nel perseguimento dei tuoi obbiettivi?</p>
<p>Una delle idee base della PNL (ma non solo) è che questo avviene attraverso 3 processi, connessi ma distinti: la generalizzazione, la cancellazione, la distorsione.</p>
<p><strong>LA GENERALIZZAZIONE</strong></p>
<p>E&#8217; il processo che da dei casi particolari ti fa passare a delle credenze generali. Se ad esempio non hai mai visto  una vespa e la prima volta che ne vedi una, attratto dai suoi vividi colori tenti di prenderla per poterla contemplare da vicino, vieni quasi sicuramente punto. In questo modo inizi a formarti la credenza che TUTTE le vespe pungono.</p>
<p>Nel fare questo, astrai dai particolari del fatto che ti è capitato, per conservare solo le caratteristiche generali.</p>
<p>Ad esempio il fatto che la vespa ti abbia punto sull&#8217;indice viene scartato dalla credenza generale che ti formi &#8220;le vespe pungono&#8221;, altrimenti finiresti per credere &#8220;le vespe pungono sull&#8217;indice&#8221; e utilizzeresti questa credenza per guidare le tue future azioni. Con quest&#8217;ultima credenza potresti ad esempio decidere la volta dopo di catturare la vespa senza usare l&#8217;indice, in modo tale da non farti pungere. Chiaramente finiresti per essere punto.</p>
<p>Il processo di generalizzazione che da alcuni casi specifici che ti capitano ti porta a delle credenze generali, eliminando i particolari, è quindi essenziale per formarsi delle credenze e quindi un modello.</p>
<p>Ma già in questo processo possono intervenire dei fattori che finiscono per creare un modello non adatto in certe situazioni. Se ti è capitato di viaggiare ti sarai ad esempio accorto che certi modelli validi in Italia, non lo sono in paesi diversi.</p>
<p>Mentre ad esempio il colore bianco da noi significa &#8220;purezza&#8221;, in Cina significa &#8220;lutto&#8221;.<br />
Potresti quindi essere in Cina e vedere una donna vestita completamente di bianco e pensare che debba sposarsi, mentre magari invece è vestita cosi perché le è morto il padre. Mentre in quest&#8217;ultimo caso ti saresti aspettatto di vederla vestita di viola o di nero.</p>
<p>Quello che faresti in quest&#8217;ultimo caso è applicare una credenza che si è dimostrata efficace (nell&#8217;interpretare la realtà) in un dato contesto, trasferendola indebitamente in un conesto dove tale credenza non è più efficace.</p>
<p>Hai cioè compiuto un generalizzazione errata, credendo falsamente che in ogni luogo del pianeta il bianco significasse purezza e il viola lutto. Il tuo è stato un errore di generalizzazione.</p>
<p><strong>LA CANCELLAZIONE</strong></p>
<p>E&#8217; il processo attraverso cui si eliminano certe informazioni (dati sensoriali) per adattare indebitamente una parte della realtà a determinate credenze mantenute per vere. E&#8217; un modo cioè per far &#8220;combaciare forzatamente&#8221; certe esperienze con certe credenze, che senza cancellazione non sarebbero compatibili.</p>
<p>Potresti ad esempio sentire dire da una tua amica &#8220;Il mio capo non sa cos&#8217;è la cortesia&#8221;. Frase questa che evidenzia un processo di cancellazione: infatti manca una specificazione di cosa intende per cortesia, quali sono i casi in cui ha mancato di essa (tutti?), con chi manca di cortesia (solo con lei?), e così via.</p>
<p>Oppure da un&#8217;altra tua amica potresti sentirti dire &#8220;Quando sono sola, la sera, ho paura&#8221;. Anche qui la cancellazione è &#8220;in azione&#8221;. Di che cosa ha paura la tua amica (ladri, spettri, maniaci, solitudine). Ha sempre davvero paura (anche quando è al telefono che parla oppure se guarda qualcosa che la interessa davvero in tv)?</p>
<p>La cancellazione amputa l&#8217;esperienza di una parte della realtà e quindi priva il soggetto di possibilità di vedere quella stessa realtà in maniera differente.</p>
<p><strong>LA DISTORSIONE</strong></p>
<p>Attraverso la distorsione si tende appunto a distorcere parte della realtà, trasformando alcuni contenuti esperienziali in contenuti diversi.</p>
<p>Ti sarà capitato più volte, ad esempio di sentire frasi come &#8220;non mi ascolta mai perché non mi considera capace&#8221;. In un caso come questo la distorsione sta (probabilmente) nell&#8217;usare l&#8217;avverbio &#8220;mai&#8221;.  E&#8217; proprio vero infatti che ogni volta che la persona che l&#8217;ha pronunciata non è stata ascoltata è proprio perché non veniva considerata capace? Oppure potrebbe essere stata ascoltata qualche volta sì e altre no (per qualsiasi altro motivo) senza però essere stata considerata non capace?</p>
<p>Un&#8217;altra distorsione avviene in frasi come &#8220;la vecchiaia è una brutta età&#8221;. In questo caso non è espresso per chi è brutta e si fa di un&#8217;opinione personale una specie di legge universale.</p>
<p>Anche la distorsione, come la cancellazione, ha la caratteristica di mantenere un soggetto in un certo modello, precludendogli la possibilità di rendersi conto che quella che lui crede per vera non è la realtà, ma solo il suo modello, il suo sistema di credenze.</p>
<p>Questa è una caratteristica che presentano tutti e tre i processi di formazione del modello. Il modello infatti, per chi non ne è cosciente, tende a presentarsi al soggetto non come un suo proprio insieme di credenze, bensì come la realtà. Si scambia ciò che si crede per la realtà stessa.</p>
<p>Ed è qui che sta proprio uno dei problemi del cambiamento. Sinchè infatti si continua a credere che esista solo una possibilità di interpretazione della realtà, la propria interpretazione, si continuerà a rimanere prigionieri dei propri modelli inadeguati senza riuscire a cambiare.</p>
<p>E&#8217; per questo che una delle strade verso il cambiamento sta proprio nel riuscire a far comprendere al soggetto l&#8217;esistenza di altre possibilità, di modelli differenti che allargano la sua concezione della realtà e gli forniscono quindi strumenti più adeguati per il raggiungimento dei suoi obbiettivi.</p>
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		<title>Cambia il modello per raggiungere i tuoi obbiettivi</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 12:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti base]]></category>
		<category><![CDATA[Intervenire sul modello]]></category>

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		<description><![CDATA[Un modello efficace è determinante per raggiungere i tuoi obbiettivi. Ecco qual'è il primo passo per liberarsi dei modelli non efficaci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://www.corsipnl.eu/teoria-pnl/concetti-base/il-modello-il-tuo-servo-il-tuo-padrone/">questo articolo</a> abbiamo iniziato parlare del modello che è uno dei concetti base della PNL. Il modello è quel qualcosa che ci permette di andare oltre quello che ci cade sotto i sensi in un dato momento, e ci da delle informazioni ulteriori che sono quelle che contribuiscono a farci raggiungere in nostri obbiettivi.<br />
E tutti noi abbiamo obbiettivi da raggiungere, proprio perché abbiamo bisogni da soddisfare.</p>
<p>Se tu  sei un cacciatore che vuole catturare quel qualcosa chiamato alce, e per farlo usi una trappola, lo puoi fare solo perché conosci le abitudini dell&#8217;alce (sai ad esempio che passerà in un dato luogo). E questa conoscenza ti è fornita proprio dal modello, in base alle tue esperienze passate e a come le hai elaborate.</p>
<p>Ed è per questo che esistono bravi cacciatori e cacciatori mediocri. I primi hanno avuto esperienze di un certo tipo e le hanno elaborate in un modello efficace, i secondi non lo hanno fatto.</p>
<p>Sono quindi le esperienze passate e come le elaboriamo che alla fine ci forniscono i modelli attraverso cui raggiungere gli obbiettivi. Per queso i modelli sono tanto diversi quanto lo sono le persone con le loro esperienze.</p>
<p>Ed è per questo che è essenziale riuscire a conoscere i modelli con cui si opera. Conoscere significa rendersi coscienti dei modelli che si adoperano. Perché una delle caratteristiche del modello è che è molto spesso usato inconsciamente. I nostri modelli infatti si manifestano attraverso abitudini consolidate, di cui spesso non ci accorgiamo neppure.</p>
<p>Queste abitudini a loro volta poggiano in buona parte su delle credenze acquisite in passato, a seconda  delle esperienze avute e a come sono stae elaborate, che spesso noi diamo come per scontate, come per certe e assolute, mentre non lo sono.</p>
<p>E&#8217; questa erronea assolutizzazione di credenze spesso incosce, che nel caso di modelli non efficaci, modelli cioè che non riescono a farci raggiungere i nostri obbiettivi, ci rendono &#8220;schiavi del modello&#8221;. In questi casi siamo come degli automi che fanno meccanicamente una cosa che porta ad un risultato non voluto, senza riuscire neppure a pensare che esistono delle alternative.</p>
<p>Rendersi conto delle nostre credenze errate, di come le mettiamo in opera automaticamente e del fatto che esistono alternative possibili, è il primo passo per cambiare il nostri modelli inefficaci e per iniziare il cambiamento verso il raggiungimento dei nostri obbiettivi.</p>
<p>Per questa ragione rendersi conto di come abbiamo sviluppato le nostre credenze errate e di quali sono i meccanismi attraverso cui costruiamo delle credenze, sia quelle efficaci che quelle inefficaci, è un utile modo per avvicinarsi ai propri obbiettivi, ed è quello di cui parleremo nel prossimo articolo.</p>
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		<title>Il modello: il tuo servo, il tuo padrone</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 01:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti base]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa è "il modello" per la PNL e perché conoscere quali sono i tuoi modelli può essere un grande passo verso la realizzazione dei tuoi obbiettivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Frequntando corsi PNL, seminari di miglioramento personale o anche leggendo libri su tali argomenti, prestissimo ci si imbatte nel concetto di &#8220;modello&#8221;. Un concetto essenziale, ma che talvolta riuscire a comprendere non è immediato. La difficoltà è dovuta al fatto che è che il modello è qualcosa che ci appartiene e viviamo spesso in maniera così automatica, inconscia, da non riuscire a scorgerlo neppure quando ci viene indicato esplicitamente.</p>
<p>Ma cosa è il modello? Su cosa poggia la sua necessità? Bene. Te lo descriverò con un esempio in cui ti chiederò di immaginare qualcosa. Un esempio estremo, ma che ti aiuterà a capire e man mano a riconoscere il tuo modello e a libererti di alcuni suoi limiti, modificado il modello stesso. Perché conoscere il proprio modello significa iniziare a vederne i funzioamenti errati (assieme a quelli efficaci) e a liberarsene (di quelli errati). La conoscenza è libertà.</p>
<p>E ora immaginiamo&#8230; Immagina un mondo meraviglioso, un mondo fatto solo di stupendi paesaggi, opera della natura, sensazioni piacevoli. Questo mondo è abitato da esseri che godono di tutta questa bellezza, non soffrono, non muoiono. Sono completament pieni e soddisfatti di quello che li circonda. Non hanno bisogno di nulla, neppure di nutrirsi. La loro esistenza è una sublime continua estasi di fronte alla meraviglia.</p>
<p>Questi esseri hanno però una caratteristica: non riescono mai ad andare, col pensiero, con l&#8217;immaginazione, con il comportameto, col ricordo, al di là di quello che nell&#8217;istante presente hanno sotto i sensi. Se si trovano ad ascoltare il meraviglioso canto di uccelli in un giorno di sole di primavera, vivono attimo per attimo quello che sentono, senza ad esempio pensare che potrebbe finire, continuare, che quegli uccelli gli hanno già sentiti altre volte, che il sole prima o poi tramonterà. Non riscono neppure a pensare che quegli ucelli hanno piume, che mangiano o che avvicinandosi potrebberosentirgli meglio.</p>
<p>Non ci pensano perché l&#8217;unica cosa a cui hanno accesso è il momento presente. Non hanno memoria e non si occupano del dopo. Perché non ne hanno bisogno. La loro esistenza è solo un continuo fluire di sensazioni. E tutte queste sensazioni è come se le sentissero sempre per la prima volta.</p>
<p>Questi esseri e il loro mondo, sono molto diversi da quello che conosciamo. Questi esseri, hanno molte differenze rispetto a noi, e soprattutto una: non possono prevedere nulla. Non gli serve.</p>
<p>Ed è proprio la capacità di prevedere che è la caratteristica fondamentale del modello. Il modello è quel qualcosa che ci permette di &#8220;sapere di più&#8221; rispetto a quello che in un determinato momento ci cade sotto i sensi.</p>
<p>Tornando nel nostro mondo, se ad esempio sono anch&#8217;io in una giornata di sole e sento un canto di uccelli, sono anche in grado di sapere di più rispetto al semplice fatto che c&#8217;è luce, una sensazione di tepore sulla pelle e un qualcosa di auditivo e piacevole che pare provenire da qualcosa che vola. So che quel qualcosa che vola ad esempio, e anche se non riesco a vederle sul momento, ha qualcosa che noi chiamiamo piume, che ha una certa temperatura, che costruisce cose che chiamiamo nidi, e così via.</p>
<p>E so anche che se cercassi di avvicinarmi troppo a quel qualcosa che canta, esso probabilmente si allontanerebbe. Sono cioè in grado di prevedere (con un buon grado di probabilità) il futuro. Ma come faccio a sapere tutto questo? Chiaramente grazie al modello.</p>
<p>E&#8217; il modello che, in base al ricordo di esperienze precedenti, che sono state consciamente e inconsciamente elaborate e codificate in certi schemi, mi permette di andare oltre il dato sensibile immediato e sapee di più.</p>
<p>E il modello non ti dà solo la possibilità di prevedere il futuro, ma anche di interpretare il presente e risalire al passato. Se ad esempio sei in un bosco e ti trovi di fronte a dei rami bruciati a metà e messi in cerchio come dei raggi, ne dedurrai che si tratta (molto probabilmente) di un fuoco, ora spento , fatto da esseri umani.</p>
<p>Il modello è quindi quell&#8217;insieme di capacità della mente, che riescono a dirti qualcosa di più, riguardo a quello che in un dato momento hai sotto i sensi, rispetto a quanto effettivamente percepisci.</p>
<p>Se consideri il fatto che per raggiungere certi fini e obbiettivi bisogna agire nel mondo, e che per agire bisogna poter (almeno in parte) prevedere il risultato delle azioni possibili, ti sarà chiara l&#8217;importanza del modello. E&#8217; il modello che ti permette di prevedere e di agire con ragione di causa per raggiungere determinati obbiettivi.</p>
<p>Se però consideri anche che ogni persona ha modelli, almeno leggermente, diversi dalle altre persone e che alcuni modelli possono essere utili ed efficaci in determinate situazioni, mentre altri possono essere dannosi  ed inefficaci, immaginerai anche che riescono a raggiungere i propri obbiettivi solo coloro che hanno sviluppato modelli efficaci.</p>
<p>Nei casi di modelli efficaci,  i modelli &#8220;servono&#8221; chi li possiede e gli permettono di ottenere i risultati voluti. Nel caso di modelli inefficaci, invece, questi &#8220;imprigionano&#8221; chi li ha sviluppati e lo tengono servo delle loro inefficenze. E questo ancora di più se si tiene presente che molto spesso i modelli che seguiamo sono inconsci. Li utilizziamo ma non ci accorgiamo di farlo. Come se fossero loro stessi a utilizzare noi.</p>
<p>Per questo motivo conoscere i propri modelli inefficaci, sapere riconoscere quando entrano in atto e sostituirli con modelli efficaci è uno dei primi passi verso la realizzazione dei propri obbiettivi, verso la libertà. Un primo passo del passaggio dal servire ad essere serviti.</p>
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